letteratura

RIFIUTO DELLA COPROFAGIA LETTERARIA

15:08

Paolo Villaggio in una delle versioni del suo geniale personaggio
Sfogliando le pagine culturali di un quotidiano locale, mi sono imbattuta nell’intervista a una giallista toscana, che ha appena pubblicato il suo nuovo romanzo con Mondadori. La storica e prestigiosa Casa Editrice, bontà sua, omaggia i lettori del giornale con un lungo incipit dell’opera: accetto il regalo con la rinnovata speranza di poter integrare la mia libreria con opere attuali, ma la delusione è immediata. 
Ammiro sinceramente chi, con le parole, riesce a rendere unico e godibile il tran tran quotidiano, ma credo che niente sia noiosamente banale come descrivere banalmente la banalità. In questo caso mi sono imbattuta in una scrittura piatta e senza slanci, un modo di raccontare stereotipato e un vocabolario ridotto ai minimi termini, che invitavano a interrompere la lettura più che a continuarla. 
Ma cedere all’impulso mi avrebbe fatto perdere alcune perle: una frase tipica da romanzo Harmony come “Amo le tue contraddizioni” diventava “Sei il contrario che adoro”?!? Mentre uno dei protagonisti “…si lancia sulle notizie e le assorbe come una calamita…” (bella l’idea di un Tampax fatto di magnetite)!
Non voglio certo far diventare la signora in questione, giustamente soddisfatta di se, il capro espiatorio della mia rabbia repressa (siamo inondati da casi letterari che meriterebbero l’oblio), ma qualche domanda me la faccio.
Quali sono le linee guida della storica, prestigiosa e, per noi mortali, irraggiungibile Mondadori (e di tante realtà che di Mondadori sono associate o concorrenti)?
Con quali criteri reclutano …i nuovi talenti letterari?
Vogliono imporre il principio del Reality Show e trasformare il lettore medio in ammiratore del nulla?
Davvero il futuro della scrittura è nelle mani di editor tanto boriosi quanto inetti?
O dobbiamo dar credito alle tesi complottiste e pensare a un novello e occulto MinCulPop, che ci foraggia a pane e ignoranza per ridurci a scimmiette ammaestrate funzionali al potere?
Ho una gran voglia di belle storie da leggere e, soprattutto, di scrittori che sappiano raccontare, ma la mia libreria continua a traboccare di opere del secolo scorso! Vedere Sciascia o Dacia Maraini (tra le poche capaci di continuare una tradizione virtuosa) e Calvino, Chiara o il mio ex-vicino di casa Tobino sullo stesso scaffale con certo ciarpame che vogliono contrabbandare per letteratura, mi farebbe pensare a un rozzo, quanto efficace e mai dimenticato modo di dire: non confondiamo la merda con la cioccolata!

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