femminismo

LA SVENTURATA SORRISE

11:33

Il lavoro (che troppo spesso non c'è) e il ruolo della donna nella nostra società, restano temi di grande attualità; quella che segue è una “perla”, da molti dimenticata, che dice molto su entrambe le problematiche e che, secondo me, in occasione del 1° maggio, vale la pena riscoprire in tutto il suo ...sintomatico splendore (senza, ovviamente, darle nessuna connotazione partitica)!

Era un giovedì di quasi primavera e infuriava la campagna elettorale.
Perla Pavoncello, 24 anni, era in attesa di laurearsi in Scienza delle Comunicazioni e lavorava con contratti a termine, come ricercatrice sui media. Venne invitata alla trasmissione del Tg2 “Punto di vista”, dove avrebbe avuto il delicato ruolo di portavoce (!?) e rappresentante (!?), di fronte al futuro, probabile Presidente del Consiglio, di quella moltitudine di lavoratori precari che, nel nostro Paese, sono alla disperata ricerca di un’occupazione dignitosa.
Ne uscì fuori, al di là degli inciampi grammaticali, un dialogo surreale, che ripropongo in maniera più o meno fedele nella forma, ma autentico nei contenuti; di quelli che non smetteresti mai di cliccare su Youtube; esilarante, se non avesse un amaro retrogusto di tragica quotidianità.
Perla (un filo di emozione a incrinarle la voce):
- Come può affrontare, secondo Lei, il pagamento di un mutuo, ma anche semplicemente creare una famiglia, una giovane coppia di fronte al precariato del lavoro?
Silvio (con la pacata sicurezza del maestro di pensiero):
- Beh, intanto bisognerebbe che una donna (e questo è un consiglio che, da Padre, mi permetto di dare a lei), cercasse di crearsi una famiglia, magari col figlio di Berlusconi o di qualcun altro, qualcuno che non abbia di questi problemi!
Perla (il volto che comincia ad illanguidirsi in un sorriso):
- Problemi economici, intende!
Silvio (che, oramai padrone della scena, non risparmia la stoccata finale):
- Certo! E questo lei, col sorriso che ha, potrebbe anche permetterselo!
Come fosse finita tra le grinfie di un serial-killer maniaco della tassidermia, Perla rimane imbalsamata, con un sorriso radioso e dolcissimo a illuminarle il viso.
Silvio torna statista e passa ad elencare le proposte per le nuove generazioni contenute nel programma di governo, anche se conclude l’intervento ribadendo che il consiglio migliore (sposarsi un uomo ricco) è stato proprio quello dato in precedenza a Perla, la precaria dal sorriso ammaliante.
Che il giorno dopo, incalzata dai giornalisti al culmine del suo quarto d’ora di celebrità, taglierà corto:
- Probabilmente voterò per il Pdl, ma certamente non sono stata convinta dai complimenti di Berlusconi sul mio sorriso: ho motivazioni più profonde!
E le motivazioni profonde per commentare questo pezzo di teatro dell’assurdo non mancavano, a cominciare dal fatto che, a rappresentare una categoria, fosse stata chiamata in tv una persona schierata politicamente in modo palese (il sindaco di Roma, con tempismo perfetto, offrì alla Pavoncello persino una candidatura per il Consiglio comunale) e continuando con l’invito esplicito ad arrangiarsi (e in che modo!), che l’esponente di spicco del maggior partito italiano rivolge a lavoratori in situazione di grande sofferenza.
Ma ciò su cui voglio, in particolare, soffermarmi è il sorriso di compiacimento, se non di gioia, con cui la giovane precaria accoglie quello che dovrebbe considerare come uno sputo in faccia!
Nell’episodio della Monaca di Monza de “I promessi sposi”, quando suor Gertrude non riesce ad imporsi il silenzio di fronte al bell’Egidio, il Manzoni scrive: “La sventurata rispose”; più modestamente, pensando alla Pavoncello, mi viene da dire: la sventurata sorrise.
Quel sorriso di donna (per carità, sicuramente messa in imbarazzo e influenzata dal ruolo istituzionale e dalla personalità dall'ingombrante presenza che aveva davanti), insieme e prima ancora dell’atteggiamento del suo interlocutore che lo ha provocato, sottintende una forma di maschilismo, velenoso e strisciante, di cui la nostra società è ormai imbevuta. Non mi riferisco a violenze e soprusi, di cui sono comunque tristemente piene le cronache, ma ad una mentalità ristretta e deviata, che condiziona e imbarbarisce i rapporti tra le persone.
Un modo di pensare e di comportarsi che gli uomini cavalcano, ma che troppo spesso le donne, ahimè, accettano col sorriso, come si trattasse di qualcosa di cui andar fiere e non di una forma di disprezzo da rifiutare e condannare.
Siamo vittime, gioiosamente inconsapevoli!
Consapevolezza e una reciproca comprensione: proprio di questo hanno bisogno le donne e gli uomini di questo Paese! Siamo tutti sulla stessa barca e sforzarci di essere migliori di ciò che siamo diventati, deve essere un’esigenza primaria da perseguire tutti insieme.
A questo proposito, prossimamente, mi piacerebbe parlare dell'attualità e del significato che, ai giorni nostri, assume la parola “femminismo”.


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