donne e lavoro

COMPRA UNA BORSA E VINCI UNO STAGE: STICAXXI!

19:09

Quello del lavoro e dei lavoratori ridotti a merce è ormai un concetto superato; siamo andati oltre, siamo alla nuova frontiera della precarizzazione, al lavoro (naturalmente sottopagato) presentato come posta di un gioco a premi!
Siamo alla riffa dello stage!

E' notizia di questi giorni che un notissimo franchising di accessori (che tra l'altro, a quanto pare, ha più punti vendita che dipendenti, dato il corposo numero di stagisti sottopagati usati al posto dei dipendenti fissi) ha lanciato una singolare campagna di assunzione del personale.
Una ragazza under trenta (obbligatoriamente fornita di laurea) deve acquistare una borsa della collezione autunno/inverno; otterrà così un “codice gioco” (sic!) che, insieme all'elaborazione di un piano di comunicazione per l'azienda, le permetterà di partecipare al prestigioso concorso che mette in palio un posto di, udite udite, “stagista per un mese a 500 euro”!
Un concetto rivoluzionario: non si deve lavorare per poter comprare ciò di cui si ha bisogno, bisogna preventivamente comprare per poter sperare di lavorare (e a quelle condizioni)!
Una bizzarria che non è purtroppo isolata; si erano inventati qualcosa di simile in una catena di supermercati e addirittura pare che un salumificio abbia, materialmente, promesso un contratto di un anno al vincitore di una tombola.
Lo scopo dell'azienda è duplice e fin troppo scoperto: continuare a lavorare con stagiste senza diritti e sottopagate al posto di dipendenti regolari e vendere un bel po' di articoli, dando in cambio la prospettiva del niente.
Tutto questo mi provoca tanta rabbia, mista ad una profonda tristezza. 
Come siamo potuti arrivare a questo punto in un Paese che si definisce civile?
Un Paese la cui carta fondamentale, la Costituzione, recita all'articolo 35 che < ...La Repubblica (tra le altre cose fondata sul lavoro) tutela il lavoro in tutte le sue forme e applicazioni. 
Cura la formazione e l'elevazione professionale dei lavoratori... >.
E all'articolo 36 che <... Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa... >.
Se avere un futuro ci sta a cuore, dovremmo cominciare a pensare (e conseguentemente ad agire) seriamente a come invertire questa rotta, che ci sta velocissimamente portando al disastro e alla rovina.

Dato che basta lo spostamento di una piccola percentuale di mercato perché le aziende cambino politica, proverei a fare un piccolo gesto dimostrativo: boicottare Carpisa!

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